Il sorriso nascosto

Basta una mano per indicare l’ora a cui ci svegliamo per andare al lavoro. Si sa, la vita negli ospedali inizia presto e noi dobbiamo finire prima che tutto ricominci. Sono poche le parole che ci scambiamo mentre ci prepariamo. Servono solo a nascondere la paura. Sì, lei c’è. È lì con noi nella sala neutra ogni mattina. Un ultimo OK con il pollice e attraversiamo la linea rossa: da lì in poi la paura non c’è più, non ci può essere, ci accompagna solo la massima attenzione e la totale concentrazione per svolgere alla perfezione il nostro lavoro.

La sanificazione dei reparti di rianimazione e isolamento COVID-19 è un lavoro complesso e una grande responsabilità. È il necessario completamento del percorso di cure intense che aiutano e danno speranza ai malati più gravi. In queste stanze siamo parte di una piccola comunità che si stringe attorno ai pazienti per aiutarli nella loro dura battaglia. L’apparente normalità del nostro lavoro in questa situazione rappresenta la familiarità di un gesto quotidiano, un piccolo momento di relazione personale per chi è in isolamento.

Quando entriamo chi può ci accoglie con gli occhi, spesso non riescono a parlare. Cercano il conforto di un contatto umano che non possono avere da parenti e amici. Sotto le nostre mascherine si nasconde un sorriso spontaneo, che trasmettiamo con gli occhi. È una sensazione particolare capire che quel sorriso è arrivato, che ha accarezzato con dolcezza i pensieri pesanti di chi è disteso in quel letto e in qualche modo ha portato un po' di tenerezza e speranza.

Prima di cambiarci capita di abbracciarci. Si scioglie la tensione e mentre ci prepariamo per uscire ci raccontiamo tutto quello che la mattina non riuscivamo a dire. Mentre torniamo a casa ci sorprende un pensiero sereno per quel sorriso nascosto che siamo riusciti a regalare a chi ne aveva bisogno.